Beni Culturali e Musei, News

Sistema Museale Olzaese

Il Sistema Museale Olzaese comprende il Museo Carmelo Floris, la Pinacoteca comunale Carmelo Floris e l’antico mulino idraulico del rio Bisine.

In particolare il Museo Carmelo Floris fu abitazione dell’artista fino al 1960 anno della sua morte. È un importante esempio di architettura rurale del XVIII secolo, appartenuta a una nobile famiglia di Olzai e in seguito ereditata da Carmelo Floris, che vi abitò prima insieme alla madre poi con la moglie, la signora Maria Porcu. Dal 2003 è diventata casa museo ed accoglie alcune opere di Carmelo Floris con una collezione permanente composta da 17 opere pittoriche, 25 incisioni e una trentina di schizzi. L’edificio restaurato mantiene la sua struttura originale, dislocata su tre piani che si affacciano su un cortile interno. Al piano terra si trova la biglietteria e la saletta per mostre temporanee, e passando dal cortile si accede al primo piano in quella che un tempo era la sala da pranzo della casa, con il grande camino e l’antica credenza. Qui si possono ammirare i bellissimi quadri ad olio, come “Primavera olzaese” realizzata dall’artista nel 1937, il prezioso acquerello “Olzai con scorcio di Santa Barbara” degli anni Trenta, alcune xilografie come “Il Capraro della fiaba” del 1951 o “La Processione dell’Addolorata” del 1939, in cui è ancora forte il legame con lo stile di Giuseppe Biasi, suo maestro. Proseguendo il percorso espositivo si giunge ad una sala in cui sono esposte alcune xilografie e acqueforti con le quali Carmelo Floris ci racconta il suo mondo, con lo sguardo rivolto agli umili, al viandanti, ai venditori ambulanti e ai fieri abitanti di Barbagia. Adiacente troviamo il soggiorno, con gli arredi originali e le bellissime opere a olio rappresentative delle sue scelte artistiche.

Proseguendo la visita si accede all’ultimo piano dell’edificio, presso lo studio che il pittore, negli anni Cinquanta, volle realizzare in una posizione da cui poteva osservare da un lato il paese, con le sue piccole case basse e i viottoli stretti e ciottolati, e dall’altro l’imponente montagna. Qui sono custoditi i suoi libri, i suoi pennelli, le sue tavolozze, i suoi colori, le sue sgorbie, i suoi bulini, il torchio con il quale realizzava le incisioni, oltre ad alcuni schizzi e un olio dei suoi ultimi anni.

 

 

 

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